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STAGE IMMERSIONE PASSO GAVIA

Anna Cortesi Nei giorni 3 e 4 settembre 2005 la Sias Italia ha organizzato lo stage di immersione in atmosfera rarefatta nello splendido Lago Nero, ad un’altitudine di 2386 mt, vicinissimo al passo del Gavia. Io e Daniele abbiamo iniziato lo stage appena saliti in macchina (mai e poi mai, una volta arrivati sul posto, ammettere di non ricordarsi i calcoli delle immersioni nei minimi particolari…), per la grande gioia dei nostri amici non-sub Angelo e Roberto, che si sono sorbiti 200 km di immersione successiva, tempo di penalizzazione, riserva d’aria, il tutto intercalato da vari aneddoti più o meno deliranti sulle immersioni presenti, passate e future. Siamo arrivati prima di tutti, alle 14,00, al rifugio Bonetta, affollatissimo di ciclisti e motociclisti. Stavamo quasi sospettando di avere sbagliato il giorno o l’ora o il luogo o il mese o l’anno, quando, dai nostri discorsi, siamo stati prontamente identificati come “ma voi siete di quelli là”, “ma che coraggio che avete, voi siete matti, io non mi immergerei mai, in qual lago lì, poi, ecc.ecc.” e tutto quanto chiunque abbia indossato una muta da sub in mezzo alle persone “normali” sa a memoria. E’ stato a questo punto che abbiamo capito che eravamo nel posto giusto al momento giusto e che ci saremmo divertiti come pazzi, come sempre, basta che si va nell’acqua… Presto sono arrivati tutti, siamo stati raggiunti dall’istruttore del corso Severino, da Mimmo, da Lorenzo, dall’incantevole Soraya, da Stefano e dagli amici subacquei Marco, Paola, Giovanni, Ivan e Diego. Dopo un po’ di tempo passato a raccontarci le immersioni e/o le avventure delle vacanze mentre i “capi” andavano a fare il sopralluogo sul punto d’immersione, nel tardo pomeriggio è iniziato il corso, ovvero una rapida discesa verso un abisso oscuro lastricato di tabelle A-B-C-D-ECC. e fatto di profondità fittizia, C.D.P., gruppo di entrata e uscita e grafici d’immersione, per non parlare della temibilissima profondità equivalente, del ricalcolo dei tempi di risalita e della rideterminazione della profondità delle soste di sicurezza. Piano piano, grazie alle precise spiegazioni di Severino, si è vista una specie di luce in fondo all’abisso oscuro e ci siamo resi conto di avere imparato alcune cose importanti. Ad esempio, noi siamo convinti di essere in equilibrio dopo 12 ore. Invece, quando si va in quota, i nostri tessuti impiegano ben 48 ore a desaturarsi. Perché? Perché alla quota dove abitiamo non ci stiamo il tempo di un’immersione, un’ora o mezz’ora, ma mesi e anni, pertanto i nostri tessuti lenti e lentissimi hanno avuto il tempo di saturarsi per bene. Questa è la ragione per cui, pur essendo arrivati al lago da più di 12 ore, abbiamo dovuto considerare la nostra immersione come un’immersione successiva (con un cruento aumento del numero di calcoli da fare). Abbiamo imparato che la pressione atmosferica, che in quota si riduce, comporta uno stress notevole per il nostro fisico, dovuto al fatto che il rapporto tra la pressione esterna e la pressione totale alla quale siamo sottoposti in acqua aumenta drammaticamente. Non tutti i computer sono in grado di effettuare questi calcoli con precisione e sugli effetti delle immersioni in quota c’è ancora molto da scoprire. Quindi una pianificazione dell’immersione a tavolino è assolutamente sempre obbligatoria. Abbiamo anche scoperto che una semplice immersione a 12 metri di 20 minuti può essere fuori curva (???!!!) e richiedere soste di decompressione a profondità (sigh!!) da ricalcolare. Dopo una cena a base di pizzoccheri, Lorenzo, Soraya e Stefano ci hanno mostrato gli emozionantissimi filmati delle loro spedizioni, che abbiamo visto con il fiato sospeso passando da momenti di ammirazione a momenti di pura invidia. Io, Daniele e Marco ci siamo talmente appassionati che saremmo stati ad ascoltare Lorenzo tutta la notte, ma una voce fuori campo ha detto che ci avrebbero fatti dormire fuori se aspettavamo ancora un po’ ad andare a letto. A malincuore abbiamo continuato a sognare nel nostro camerone. La mattina ci siamo alzati talmente presto che abbiamo dovuto svegliare il sole e, dopo avere constatato con un misto di disappunto e orrore che quella cosa bianca sul tetto delle nostre auto era inequivocabilmente brina ghiacciata, abbiamo fatto colazione sperando che Severino ci desse un po’ di tregua e acconsentisse a prendersela un po’ più comoda con l’immersione. Diciamo… in modo che il sole avesse tempo di svegliarsi completamente e riscaldare un po’ i dintorni. Intendiamoci, noi siamo subacquei da lago, con 4 gradi d’acqua e sottozero di fuori, ma alla fine dell’estate ci vuole un po’ di rodaggio per riadattarsi… Ma Severino come al solito era implacabile, alle ore 08,30 io e Daniele eravamo già sul luogo dell’immersione ed avevamo già steso il telo con l’attrezzatura pronta (temperatura esterna 7°). Ma mentre eravamo ermeticamente chiusi in macchina sperando di riuscire a conservare quel poco calore e di non avere le mani e i piedi blu al momento di entrare in acqua, ecco un grossissimo colpo di scena. Mimmo si avvicina al finestrino della mia auto mostrandomi minacciosamente un infernale strumento con la pressione atmosferica effettiva in millibar, ovviamente diversa da quella teorica che avevamo calcolato il giorno prima. Altra lezione: i calcoli che facciamo sono spesso basati su dati convenzionali, quindi è sempre necessario, quando se ne ha la possibilità, rilevare i dati reali. Certissimi che dopo questa immersione il computer ci avrebbe dato il “no fly” per i prossimi otto mesi, io e Daniele, fedeli al nostro grafico d’immersione (a 10’ si ritorna e si fanno 5 minuti a 2,3 metri) e consigliati da Lorenzo, abbiamo fatto un bel percorso reciproco con la bussola (60/240°): Daniele ha guidato l’immersione con una precisione millimetrica e, dopo la solita violentissima discussione a 2/3 mt perché secondo il suo computer lui finisce la sosta sempre un paio di minuti prima di me, siamo riemersi esattamente a 26’. Che soddisfazione!!! Eravamo felicissimi della nostra impresa ed anche i computer l’avevano presa bene, a quanto pare… La visibilità non era più di 2/3 mt nei punti migliori ma il lago era molto luminoso, la profondità massima raggiunta è stata 10,4 mt. e l’acqua aveva una confortevolissima temperatura di 8°. Abbiamo visto sabbia sabbia sabbia, girini taglia XXL, una pallina da golf (??) e due strane creature seminascoste sotto la sabbia. Eravamo talmente suggestionati dai racconti di Lorenzo che abbiamo a lungo fantasticato di avere scoperto una forma di vita sconosciuta e di non esserci fermati a controllare… Mentre sistemavamo la nostra attrezzatura anche le altre coppie ultimavano la loro immersione, trovando una seconda pallina da golf (???). Poi foto di gruppo, attrezzatura in auto (col fiato corto, bisognava portare le bombole per un chilometro!!!), e via al rifugio, doccia e un pranzo veramente glorioso che ha più che ritemprato le nostre forze. Al rifugio ci hanno detto che i giocatori di golf che vengono a mangiare dopo avere giocato a Ponte di Legno fanno una scommessa: chi dal tornante riesce a lanciare una pallina nel lago non paga il pranzo. Sarà vero? In effetti non siamo riusciti ad immaginare una spiegazione più coerente di così per aver trovato ben due palline da golf in un laghetto a 2400 mt di altitudine… Foto di gruppo finale al rifugio e rientro a casa … non è da tutti avere la possibilità di immergersi in un lago di alta montagna, soprattutto con qualcuno che ti dà gli strumenti per capire veramente che cosa stai facendo e per farlo in sicurezza. Quindi tutti noi dobbiamo ringraziare in primo luogo Severino, che ci ha spiegato tutto con la solita competenza ed efficienza e come al solito ha organizzato tutto nei minimi particolari; poi Lorenzo, Soraya e Stefano che ci hanno fatto precipitare a testa in giù in un mondo fantastico. Ma non dobbiamo dimenticarci mai a poi mai di loro, i “portaborse”, i nostri gloriosi assistenti e accompagnatori, che in questo stage sono stati Angelo, Roberto e Giacomo per la loro opera indispensabile… “scusa, guardami un attimo se il rubinetto di destra è aperto tutto…” “passami un paio di chili” “guarda che nella borsa c’è un cacciavite” “aiuto, non riesco più a uscire dalla muta!!!” Un grande abbraccio a tutti sperando di ritrovarsi al prossimo stage, magari di immersione sotto i ghiacci... Un ringraziamento particolare ai trainers Severino Cuofano, Domenico Miceli e Lorenzo Epis, che hanno reso possibile tutto questo. 14/09/2005 Anna

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